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Nutrizione delle colture
Prima di una qualsiasi pratica, un buon punto di partenza è la conoscenza del suolo che ospita la coltura, secondo alcuni parametri la tessitura, la presenza di calcare, il pH, il ristagno idrico. Questi dati sono utilissimi per la scelta del portinnesto, per l’individuazione del livello ottimale di sostanza organica da raggiungere (letamazioni e sovesci), per la gestione del terreno (tempi e modalità di intervento sui sovesci, lavorazioni del terreno, inerbimenti) e, più in enerale, per le integrazioni da apportare.
 
Ricordiamo, a tal proposito che la normativa comunitaria (Direttiva 91/676) e nazionale (Decreto Legislativo 11 maggio 1999, n. 152) sulla Buona Pratica Agricola impone a tutte le aziende agricole site nell’area metapontina (individuata come zona vulnerabile da nitrati di origine agricola nella D.G.R. n.508 del 25/03/02) e alle aziende beneficiarie degli aiuti economici previsti dal POR e dal PSR, l’adozione ed il rispetto di un apposito codice di applicazione della stessa BPA.
 
Naturalmente i produttori che si attengono scrupolosamente alle norme ed alle tecniche dell’a gricoltura biologica prevengono la creazione di problemi di inquinamento da nitrati delle falde acquifere e certamente applicano i dettami dell’ecocondizionalità della nuova PAC. Anche per loro, però, è necessario evidenziare i limiti imposti dalla legislazione vigente. L'apporto di azoto, in agricoltura biologica, può avvenire soltanto con l'impiego di concimi organici.
 
Al momento dell'acquisto dei concimi, bisogna sempre accertarsi che questi siano autorizzati in agricoltura biologica, consultando l’elenco pubblicato dall' Istituto di Nutrizione delle Piante.