Si sono riuniti venerdì 4 marzo a Metaponto imprenditori agricoli e dirigenti Coldiretti
Basilicata per fare un primo bilancio sugli ingenti danni causati dalle esondazioni dei fiumi e
mettere a punto le strategie da adottare per far ripartire il settore primario lucano.
Dall'incontro, molto partecipato, è emerso che la catastrofe poteva essere evitata. Da anni
Coldiretti Basilicata sollecita gli organismi governativi a prendere seri provvedimenti per la
messa in sicurezza dell'intero territorio regionale. Campanelli d'allarme si erano avuti con le
esondazioni degli scorsi mesi puntualmente denunciate da Coldiretti. L’esondazione attuale del
Bradano è una fotocopia accentuata di quella del 12 dicembre del 2008; il ponte della ferrovia e lo
svincolo in concomitanza della SS 106 hanno deviato il naturale corso del fiume che oggi ha rotto
gli argini ed ha provocato disastri a danno delle aziende agricole circostanti.
È si un evento eccezionale ma i danni si potevano evitare. La Regione, i Comuni, l’A
mministrazione Provinciale, l’Autorità di Bacino ecc..., sapevano di questo fiume costretto ad una
curva innaturale.
Purtroppo oggi si contano i danni e si guardano mesi di lavoro degli agricoltori andati in
fumo. Si guarda il tempo e si ha timore che l’evento eccezionale possa ripetersi. Migliaia di
ettari di colture della piana del Metapontino, che da sola produce circa il 70% della frutta e
degli ortaggi regionali, sono stati portati via dall'acqua. I danni si ripercuoteranno anche sulle
annate future perché le piantagioni che restano allagate rischiano l’asfissia. Ma anche in collina
e montagna si registrano aziende agricole e zootecniche sparite o interdette alla coltivazione. In
tutta la regione si denunciano strade rurali interrotte, frane nei campi agrari, canali esondati,
dilavamenti delle colture seminate. Il settore primario lucano è in ginocchio.
I dirigenti Coldiretti attendono l’operatività della Regione. Dopo gli interventi di emergenza
si devono mettere in campo le azioni positive per far ripartire l’economia locale e le imprese
agricole. Sicuramente la priorità massima è rappresentata dal ridare subito un tetto e relative
strutture aziendali a quelle famiglie che si sono viste spazzare dalla furia dell’acqua tutti gli
strumenti del loro lavoro. Si chiede non solo la puntuale verifica dei danni per avanzare il
riconoscimento di calamità ma soprattutto un vero piano di intervento con l’indicazione delle opere
da realizzare in via prioritaria, che si dia definitivamente corpo ai contratti territoriali di
manutenzione da affidare alle imprese agricole che sicuramente sapranno meglio salvaguardare il
territorio invece che profondere danaro pubblico in progetti “politico-sociali” che non assicurano
certezza di lavoro né effetti concreti di opere utili.
“Dispiace- ha affermato il Presidente Coldiretti Basilicata Piergiorgio Quarto- essere stati
profeti inascoltati in questa situazione. Avevamo più volte portato a conoscenza Comuni e Regione
dei gravi rischi eppure non si è provveduto a realizzare un piano idrogeologico regionale capace di
preservare il lavoro degli imprenditori agricoli e la sicurezza dei cittadini. È davvero arrivato
il momento di agire. Attendiamo un tavolo di confronto con la Regione cui indicare le priorità ed i
tempi di realizzazione con le relative verifiche di avvenuto completamento. L'agricoltura non può
pagare il salato conto di farraginosi meccanismi burocratici.”